Stemma Episcopale

Stemma Episcopale
Questo e lo Stemma Episcopale del ArciVescovo Mons. Silvano Maria Tomasi, missionario Scalabriniano. Lo stemma ricorda il patrono della congeregazione Scalabriniana voluto dal Beato G.B. Scalabrini, San Carlo Borremeo nel suo stemma ce questa scritta Humilitas.

lunedì 6 aprile 2009

I diritti dei rifugiati nei Paesi Europei

Intervento del rappresentante della Santa Sede a Ginevra
GINEVRA (Migranti-press 14) - Dei diritti dei rifugiati nei Paesi europei, spesso disattesi, ha parlato Mons. Silvano Tomasi, Osservatore permanente della Santa Sede presso l’ONU a Ginevra, nel suo intervento alla 44esima riunione, nella città elvetica, del Comitato permanente dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite.
Nell’intervento, diffuso dalla Radio Vaticana, Mons. Tomasi ha messo in luce le difficoltà incontrate dai rifugiati per ottenere protezione e presentare domanda di asilo ed ottenere considerazione equa delle richieste inoltrate secondo standard e procedure internazionali. Quindi l’Osservatore permanente presso la Santa Sede ha puntato i riflettori sulle differenze nei vari Paesi europei nei procedimenti di asilo, differenze che preoccupano la Santa Sede, che fa sue le stesse preoccupazioni dell’Alto Commissario dell’ONU, Antonio Guterres, nel sottolineare che “ogni Paese, naturalmente, ha diritto di definire la sua politica migratoria, ma le norme internazionali di protezione dei rifugiati devono essere rispettate”. Un appello, ha detto Mons. Tomasi, che merita particolare attenzione data la tragica situazione che ha visto, durante il 2008, 1502 persone, tra le quali presumibilmente un numero significativo in fuga da persecuzione, che hanno incontrato la morte mentre tentavano di entrare in Europa. Da qui la richiesta del rappresentante della Santa Sede che le politiche nazionali e internazionali e i provvedimenti legali abbiano anzitutto un solido fondamento nei diritti umani, il diritto alla vita in primo luogo. Questo grave problema non interessa solo l’Europa, ha aggiunto il rappresentante del Vaticano, notando che simili tendenze ad opporre barriere fisiche così come burocratiche, legislative e politiche ai richiedenti asilo si registrano in diverse regioni del mondo, sviluppate e in via di sviluppo. Attenzione particolare merita inoltre il fenomeno crescente di minori soli che richiedendo asilo, perché rivela la disperata situazione in cui versano alcune famiglie e perché troppo spesso è risolto con un ambiguo sistema di detenzione. Non è la prima volta che Mons. Tomasi alza la voce per richiamare i governi al rispetto dei diritti umani, già nel febbraio aveva avuto modo di denunciare che la crisi economica rischia di vedere l’aumento di potere di governi caratterizzati da una dubbia propensione alla democrazia. Tuttavia - ha detto ancora - si ripeteranno errori vecchi e più recenti, se non si intraprenderà un’azione internazionale concertata, volta a promuovere e tutelare tutti i diritti umani e se le dirette attività finanziarie ed economiche non verranno poste su una strada etica che possa anteporre le persone la loro produttività e i loro diritti all’avidità che può scaturire dall’attenzione al solo profitto.
03/04/2009

venerdì 27 marzo 2009

Mons. Tomasi: la comunità cristiana è la più discriminata nel mondo

Con una stretta maggioranza, 23 voti a favore, 11 contrari e 13 astensioni, il Consiglio dell'Onu per i diritti umani ha approvato ieri a Ginevra una controversa risoluzione sulla diffamazione delle religioni. Presentata dal Pakistan a nome dei Paesi dell'Organizzazione della Conferenza islamica il testo esprime ''profonda preoccupazione'' per la frequente diffamazione delle religioni. Il documento tuttavia nomina solo l’Islam. Contraria alla risoluzione la Santa Sede che ritiene la libertà di espressione strettamente connessa alla libertà religiosa, come spiega, al microfono di Sergio Centofanti, mons. Silvano Tomasi, osservatore permanente vaticano presso l’Ufficio Onu di Ginevra:

R. – Se si comincia ad aprire la porta ad un concetto di diffamazione che si applica alle idee, poi, in qualche modo, lo Stato entra a decidere quando si è diffamata una religione o no, e questo, alla fine, tocca la libertà religiosa. Per esempio, il riconoscimento giuridico del concetto astratto di diffamazione della religione può essere utilizzato per giustificare le leggi contro la blasfemia, che sappiamo bene come in alcuni Stati siano utilizzate per attaccare minoranze religiose, in maniera anche violenta. La sfida è quella di arrivare a trovare un equilibrio sano, che combini la propria libertà con il rispetto dei sentimenti degli altri, e la strada per arrivare a questo obiettivo è quella di accettare i principi fondamentali di libertà, che sono iscritti nei trattati internazionali.


D. – Lei, nel suo intervento in Commissione, ha denunciato l’aumento dell’intolleranza religiosa nel mondo, in particolare contro le minoranze cristiane…


R. – Se guardiamo la situazione mondiale, vediamo che, di fatto, i cristiani – come varie fonti stanno documentando – sono il gruppo religioso più discriminato; si parla addirittura di più di 200 milioni di cristiani, di una confessione o dell’altra, che si trovano in situazioni di difficoltà, perché ci sono delle strutture legali o delle culture pubbliche che portano, in qualche modo, ad una certa discriminazione nei loro riguardi. Questo è un dato di cui non si parla moltissimo, che però è reale soprattutto se pensiamo agli scoppi di violenza che sono capitati negli ultimi mesi in vari contesti politici e sociali.


D. – Lei ha sottolineato inoltre che i cristiani sono sottoposti a discriminazione anche in alcuni Paesi dove sono maggioritari, e dove si stanno perseguendo nuove politiche laiciste che mirano a ridurre il ruolo della religione nella vita pubblica…


R. – Ci sono delle situazioni particolari, che portano ad una certa emarginazione di coloro che veramente credono e vivono la loro fede cristiana. Ci sono delle situazioni – anche dichiarazioni pubbliche parlamentari – che attaccano questo o quell’aspetto della credenza cristiana, e questo tende a relegare i cristiani ai margini della società e a togliere il contributo dei loro valori alla società.

lunedì 23 marzo 2009

VATICANO: VIGNETTE ANTI-PAPA, NO A LIMITAZIONI DI LIBERTA' ESPRESSIONE

21-03-09



(ASCA) - Citta' del Vaticano, 21 mar - ''Anche se la richiesta di limitare il diritto alla liberta' di espressione per rispettare i sentimenti religiosi delle persone e' legittima - molti Stati includono queste limitazioni nelle loro legislazioni, compresi i Paesi occidentali - la Santa Sede non pensa che un altro strumento internazionale sia la giusta risposta'': la posizione ufficiale della Santa Sede sulle limitazioni alle liberta' di stampa e di espressione per non urtare i sentimenti religiosi delle persone, espressa il 16 marzo scorso al Consiglio dei Diritti dell'Uomo Onu, dall'Osservatore Permanente della Santa Sede presso l'Ufficio delle Nazioni Unite a Ginebra, mons. Silvano M. Tomasi, arriva pochi giorni dopo le critiche alla vignetta di Le Monde che mostrava Gesu' che distribuiva preservativi.

Un'immagine che, secondo molti cattolici, offendeva i sentimenti religiosi di un intero Continente e andava ritirata.

''La mia delegazione - ha detto invece oggi mons. Tomasi - e' dell'opinione che l'applicazione del principio universale di liberta' religiosa sia la migliore protezione, e che ogni Stato dovrebbe esaminare le proprie leggi nazionali e riflettere a come incoraggiare un dibattito franco ma rispettoso tra i membri di una stessa religiosa e tra i rappresentanti di religioni diverse e chi non ha credenze religiose''. Ad ogni modo, il diplomatico vaticano ha ricordato che ''la liberta' religiosa e' intrinsecamente legata alla liberta' di espressione. Quando i seguaci delle religioni non hanno il diritto di esprimere liberamente le loro opinioni, la liberta' di religione non e' garantita''.

venerdì 20 marzo 2009

Vaticano: "In Europa disattesi diritti umani dei rifugiati"

CITTA' DEL VATICANO, 6 marzo 2009 - I diritti dei rifugiati nei Paesi europei sovente disattesi.

Ne ha parlato mons. Silvano Tomasi, osservatore permanente della Santa Sede presso l'Onu a Ginevra, nel suo intervento alla 44esima riunione, nella città elvetica, del Comitato permanente dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite.

Nell'intervento, diffuso dalla Radio Vaticana, mons. Tomasi ha nesso in luce le difficoltà incontrate dai rifugiati per ottenere protezione e presentare domanda di asilo ed ottenere considerazione equa delle richieste inoltrate secondo standard e procedure internazionali. Quindi l'Osservatore permanente presso la santa Sede ha puntato i riflettori sulle differenze nei vari Paesi europei nei procedimenti di asilo, differenze che preoccupano la Santa Sede, che fa sue le stesse preoccupazioni dell'Alto Commissario dell'Onu, Antonio Guterres, nel sottolineare che ''ogni Paese, naturalmente, ha diritto di definire la sua politica migratoria, ma le norme internazionali di protezione dei rifugiati devono essere rispettate''.

Un appello, ha detto mons. Tomasi, che merita particolare attenzione data la tragica situazione che ha visto, durante il 2008, 1502 persone, tra le quali presumibilmente un numero significativo in fuga da persecuzione, che hanno incontrato la morte mentre tentavano di entrare in Europa. Da qui la richiesta del rappresentante della Santa Sede che le politiche nazionali e internazionali e i provvedimenti legali abbiano anzitutto ''un solido fondamento nei diritti umani, il diritto alla vita in primo luogo''.

Questo grave problema non interessa solo l'Europa, ha aggiunto il rappresentante vaticano, notando che simili tendenze ad opporre ''barriere fisiche cosi' come burocratiche, legislative e politiche ai richiedenti asilo'' si registrano in diversi regioni del mondo, sviluppate e in via di sviluppo. Attenzione particolare merita inoltre il fenomeno crescente di minori soli che richiedono asilo, ''perche' rivela la disperata situazione in cui versano alcune famiglie e perchè troppo spesso è risolto con un ambiguo sistema di detenzione''.

Santa Sede: per una scuola sussidiaria ai genitori

Intervento dell'Arcivescovo Silavano Tomasi all'UNESCO


di Inma Álvarez

GINEVRA, mercoledì, 3 dicembre 2008 (ZENIT.org).- La vera istruzione, che non si limita alla trasmissione di conoscenze ma tiene conto dell'affettività e della spiritualità del bambino, richiede che la scuola sia consapevole del suo ruolo sussidiario rispetto a quello dei genitori.
Lo ha osservato l'Arcivescovo Silvano M. Tomasi, Osservatore Permanente della Santa Sede presso l'ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra, durante la 48ª riunione della Conferenza Internazionale sull'Istruzione, svoltasi nella città svizzera dal 25 al 28 novembre.
Nel suo intervento, il presule ha sottolineato la necessità di un'istruzione “inclusiva” che guardi non solo a “criteri di efficacia”, ma “promuova il rispetto per la dignità di ogni persona umana”.
Per questo, “gli educatori devono essere consapevoli del fatto che svolgono il loro servizio in cooperazione con i genitori, che sono la prima 'agenzia educativa' e hanno il diritto prioritario e il dovere di educare i propri figli”, in base al principio della sussidiarietà.
Dall'altro lato, ha sottolineato, l'istruzione “deve tener conto delle necessità di ogni persona e in particolare di quelle dei poveri e dei più vulnerabili, degli handicappati, dei giovani delle zone rurali e dei quartieri emarginati delle città, senza alcuna discriminazione”.
L'istruzione deve “promuovere lo sviluppo integrale della persona”, e non avere “un ruolo secondario rispetto all'economia”, ma “aprire le persone a tutte le aspirazioni del cuore umano”, ha aggiunto monsignor Tomasi.
Un'istruzione globale, ha constatato, “deve abbracciare tutti i bambini e i giovani nel loro contesto esistenziale, e tutte le persone coinvolte nella loro formazione, in un processo comprensivo che combini trasmissione della conoscenza e sviluppo della personalità”.
“Le domande fondamentali che ogni persona si pone”, del resto, “hanno a che vedere con la ricerca del senso della vita e della storia, del cambiamento e della dissoluzione, dell'amore e della trascendenza”.
Per questo, l'istruzione deve “fornire a ogni persona gli strumenti necessari per contribuire a una partecipazione creativa nella comunità, riflettendo e dando risposte appropriate alle domande profonde sul senso, per vivere con gli altri e scoprire la propria natura e l'inerente dignità di 'creature spirituali'”.
Citando il Papa, monsignor Tomasi ha infine ricordato che “un bambino ha un forte desiderio di sapere e capire, che si esprime nel suo fiume di domande e nelle costanti richieste di spiegazioni. L'istruzione, quindi, si impoverirebbe se si limitasse a fornire informazioni e trascurasse l'importante domanda sulla verità, soprattutto quella verità che può essere una guida nella vita”.

La Santa Sede chiede politiche di asilo più solidali


CITTA DEL VATICANO - La Santa Sede, preoccupata per la drammatica situazione di molti rifugiati, ha chiesto che la comunità internazionale adotti politiche di asilo solidali.

La richiesta è stata presentata dall'osservatore permanente della Santa Sede presso gli uffici ONU a Ginevra, l'Arcivescovo Silvano M. Tomasi, intervenendo alla riunione convocata dall'Alto Commissariato ONU per i Rifugiati (ACNUR), come rende noto la “Radio Vaticana”.

Monsignor Tomasi ha denunciato la morte, l'anno scorso, di più di 1.500 persone mentre cercavano di entrare in territorio europeo.


In questo contesto, spiega l'emittente pontificia, il presule ha insistito sulla necessità che le politiche nazionali e internazionali e i provvedimenti legali abbiano anzitutto “un solido fondamento nei diritti umani, il diritto alla vita in primo luogo”.

Dopo aver riconosciuto che ogni Paese ha il diritto di definire la propria politica di immigrazione, l'osservatore permanente della Santa Sede presso l'ONU ha ricordato che “le norme internazionali di protezione dei rifugiati devono essere rispettate”.

L'Arcivescovo ha aggiunto che questa situazione preoccupante non è esclusiva né si circoscrive all'Europa, perché si osservano tendenze simili in varie regioni del mondo, sviluppate e in via di sviluppo.

La comunità internazionale, ha ribadito monsignor Tomasi, non deve abbandonare l'impegno a ricevere e difendere le persone perseguitate che fuggono perché hanno timori fondati e la loro vita è minacciata.

Il presule ha anche ricordato che il crescente fenomeno dei minori non accompagnati che richiedono asilo è un appello all'attenzione “perché rivela la disperata situazione in cui versano alcune famiglie e perché troppo spesso è risolto con un ambiguo sistema di detenzione”.

Per questo motivo, ha osservato che spetta a tutti affrontare le cause profonde degli spostamenti forzati, perché una generosa risposta umanitaria deve essere accompagnata da una politica ugualmente impegnata.

SANTA SEDE: continuano abusi e violenze contro la libertà di religione, fondamentale diritto umano

Intervenendo al Consiglio dei diritti dell’uomo, il rappresentante vaticano ha affermato che il rispetto dovuto alla persona ed alla religione comporta la libertà di professare e manifestare liberamente la propria fede, specie se è di minoranza.

Città del Vaticano (AsiaNews 30-03-2007) – La religione non può essere “tollerata sulla base di circostanze culturali, etniche o politiche, che possono cambiare ed anche divenire una forma di coercizione”: la libertà di religione “va riconosciuta come un fondamentale diritto umano, proprio di ogni persona”. E’ il concetto fondamentale affermato da mons. Silvano M. Tomasi, osservatore permanente della Santa Sede presso l’Ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra, nell’intervento compiuto il 22 marzo scorso sul rispetto delle religioni e della libertà religiosa, in occasione della quarta sessione ordinaria del Consiglio dei diritti dell’uomo.

Il rappresentante vaticano ha evidenziato che la discussione non può essere centrata solamente sulla tolleranza religiosa e la diffamazione delle religioni, come appariva da alcuni interventi, ma deve puntare all’affermazione del diritto alla libertà religiosa. “Uno Stato veramente democratico valuta la libertà religiosa come un elemento fondamentale del bene comune, meritevole di rispetto e protezione, e crea le condizioni che consentono ai suoi cittadini di vivere ed agire liberamente”.

Purtroppo, ha rilevato mons. Tomasi, “continuano ad esserci abusi dei diritti dei credenti, a volte fino alla violenza contro di loro, restrizioni imposte dagli Stati, indebite imposizioni e persecuzioni, pubbliche offese ai seguaci di religioni”. E va vista “con preoccupazione” l’emergere di “un apparente dilemma tra il rispetto dovuto alle religioni ed il diritto alla libertà religiosa come se fossero tra loro incompatibili”, mentre, “al contrario, sono valori complementari che non possono sussistere l’uno senza l’altro”.

Ricordato che “le religioni possono offrire, e di fatto offrono, solide fondamenta per la difesa dei valori della giustizia personale e sociale, per il rispetto degli altri e della natura”, il rappresentante della Santa Sede ha affermato che “qualsiasi religione che predica o perdona la violenza, l’intolleranza l’odio rende se stessa indegna del suo nome”. D’altro canto non si può neppure accettare che la critica a persone che si sono macchiate di violenze in nome di una religione sia estesa alla loro fede.

“Il rispetto per la persona umana e la sua dignità – ha ribadito mons. Tomasi – implica il rispetto della sua libertà in materia religiosa, di professare, praticare e manifestare pubblicamente la propria fede, senza essere sbeffeggiato, insultato e discriminato. Rispetto della religioni significa rispetto di coloro che hanno scelto di seguirla e praticarla in modo libero e pacifico, in privato o in pubblico, da soli o in gruppo. L’offesa ad una religione, specialmente quando è quella di una minoranza – ha concluso - causa coercizioni contro i suoi seguaci che hanno maggiori difficoltà a professarla, praticarla e manifestarla in pubblico”.