Stemma Episcopale

Stemma Episcopale
Questo e lo Stemma Episcopale del ArciVescovo Mons. Silvano Maria Tomasi, missionario Scalabriniano. Lo stemma ricorda il patrono della congeregazione Scalabriniana voluto dal Beato G.B. Scalabrini, San Carlo Borremeo nel suo stemma ce questa scritta Humilitas.

giovedì 19 marzo 2009

Intervento di monsignor Tomasi alla prima sessione del Consiglio dei Diritti Umani a Ginevra

GINEVRA, martedì, 11 luglio 2006 (ZENIT.org).- Pubblichiamo il testo dell’intervento pronunciato dall’Arcivescovo Silvano M. Tomasi, C.S., alla seconda parte della prima sessione del Consiglio dei Diritti Umani, il 29 giugno a Ginevra.

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INTERVENTO DELLA SANTA SEDE
ALLA SECONDA PARTE DELLA PRIMA SESSIONE
DEL CONSIGLIO DEI DIRITTI UMANI



INTERVENTO DI S.E. MONSIGNOR SILVANO MARIA TOMASI



Ginevra
Giovedì, 29 giugno 2006



1. Dignità umana: la “base” universale

Signor Presidente,

il dialogo e la cooperazione nell’implementazione dei diritti umani sono giustamente considerati un obiettivo cruciale per il nuovo Consiglio dei Diritti Umani . In questo contesto, la Delegazione della Santa Sede è profondamente convinta che il rispetto della dignità umana sia la base comune e la componente necessaria su cui la famiglia umana può fondare un’efficace educazione, promozione e protezione dei diritti umani. La dignità umana, infatti, dà uguale valore agli individui (nati o concepiti) e ai popoli nella loro ricca diversità originaria, e il suo rispetto richiede un’azione effettiva e un dialogo sincero tra gli Stati: è un imperativo spirituale e morale per la comunità internazionale. Tutti i diritti umani e le libertà fondamentali devono essere promossi e protetti, incluse le importanti questioni identificate nel dibattito attuale. Nel nostro mondo contemporaneo in cui testimoniamo la complessità della globalizzazione, dei conflitti persistenti e delle percezioni sbagliate, sembra utile riflettere su due questioni emergenti: il ruolo pubblico delle religioni e la massiccia mobilità umana.

2. Ruolo delle religioni

Signor Presidente,

nelle circostanze attuali, la religione è spesso considerata un fattore di divisione e di tensioni sociali, o, peggio, una minaccia ai diritti umani, alla pace e alla sicurezza. La religione, come mostra la storia, ha diffuso valori positivi ed ha rivelato la dignità degli esseri umani e della creazione. Rappresenta un elemento importante dell’arte e della cultura delle Nazioni e delle religioni nel mondo. Contribuisce allo sviluppo umano e può aprire le popolazioni ad un dialogo creativo. Sono la manipolazione e la diffamazione della religione che minacciano la dignità umana, i diritti, la pace e la sicurezza. Nel contesto del diritto internazionale (ma anche in base alla ragione e al senso comune), il diritto alla libertà di religione o di credo deve essere equilibrato, ma mai negato in nome di altri diritti e libertà fondamentali, inclusa la libertà d’espressione, che non è assoluta né include il diritto di offendere o diffamare la sensibilità, l’identità e le profonde convinzioni di altre comunità e dei loro membri. Tutti i diritti umani e le libertà fondamentali dovrebbero essere esercitati con responsabilità e rispetto per gli altri. Il compito educativo degli Stati e delle Istituzioni Internazionali dovrebbe allora essere quello di costruire una consapevolezza universale della necessità del rispetto di tutte le culture e religioni e di un uso responsabile dei media e di Internet.

3. Libertà di religione o credo

Signor Presidente,

La libertà di religione o credo deve essere annoverata tra le più alte espressioni dello spirito umano. Secondo la legislazione internazionale sui diritti umani, “ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione. Tale diritto include la libertà di avere o di adottare una religione o un credo di sua scelta, nonché la libertà di manifestare, individualmente o in comune con altri, e sia in pubblico sia in privato, la propria religione o il proprio credo nel culto e nell’osservanza dei riti, nelle pratiche e nell’insegnamento”. Questo diritto fondamentale non può essere derogato se non in caso di “pericolo pubblico eccezionale, che minacci l’esistenza della Nazione” (Patto Internazionale relativo ai Diritti Civili e Politici, 1996, articoli 18 e 4). Nonostante questo, anche oggi la comunità internazionale deve affrontare un’intolleranza religiosa e una violenza diffuse contro gli individui e le comunità di credo religiosi diversi, i cui diritti fondamentali vengono violati in modi più o meno sofisticati (inter alia, i credenti vengono imprigionati o uccisi per la loro pratica o scelta di una religione, i luoghi di culto sono confiscati o distrutti, i cimiteri profanati, le religioni ridicolizzate o stereotipate dai media, ecc.). Oltre a questo, alcuni sistemi legali e giuridici, a causa di fattori storici e sociali, non hanno ancora sviluppato meccanismi adeguati per proteggere le minoranze religiose e i loro membri. La triste esperienza di molte comunità religiose ha trovato espressione in questo forum. Questa Delegazione condivide tali sentimenti di dolore e frustrazione e ricorda le molte comunità cristiane che versano in condizioni simili. Una determinata volontà politica e la cooperazione tra gli Stati, in uno spirito di rispetto reciproco e di reciprocità, sono necessari per prevenire e risolvere queste situazioni.

4. Lo status internazionale dei migranti

Signor Presidente,

il dialogo e la cooperazione sono essenziali anche per affrontare in modo efficace i massicci flussi di migranti che attraversano il mondo per offrire le loro competenze e il loro lavoro in cambio di una vita decente. In un crescente numero di casi, potenti organizzazioni criminali sfruttano queste persone e le trafficano e contrabbandano come merce. La comunità internazionale chiede giustamente sia un movimento regolato di persone nel rispetto della sovranità nazionale sia la protezione dei loro diritti umani. A causa del loro sradicamento provocato dalla povertà, dai disastri naturali, dalle persecuzioni per motivi politici o religiosi, queste persone in movimento sono state riconosciute come gruppo vulnerabile che deve essere protetto da specifiche convenzioni sui diritti umani.

La Delegazione della Santa Sede sottolinea la consistenza di questi sviluppi legali che difendono la dignità umana dei migranti, i loro diritti e le loro libertà fondamentali come per ogni altra persona come membri della società (1), e che li considerano non solo per il loro ruolo funzionale per l’economia ma anche come portatori di culture e tradizioni religiose, una risorsa per l’arricchimento reciproco, un’occasione di “incontro di civiltà” e un’opportunità di dialogo, non un motivo di paura delle differenze.

Sono infatti il riconoscimento della dignità umana dei migranti e il riconoscimento da parte dei migranti stessi dei valori della società che li ospita che rendono possibile la sana integrazione dei migranti nei sistemi sociali, economici e politici dei Paesi d’adozione. Una gestione bilanciata dei flussi migratori e della mobilità umana in generale (come nel caso del tragico fenomeno delle deportazioni e delle sparizioni forzate), quindi, può beneficiare la famiglia umana e perfino compensare squilibri demografici.

Signor Presidente,

in conclusione, il Consiglio dei Diritti Umani rappresenta una nuova opportunità per gli Stati e le Istituzioni Internazionali di rivedere la loro politica sui diritti umani ed impegnarsi congiuntamente nella loro implementazione insieme alla società civile, le Organizzazioni Non Governative, i difensori dei diritti umani ed altre figure. Consapevole delle sfide che dovrà affrontare il Consiglio dei Diritti Umani, questa Delegazione è convinta che il Consiglio possa diventare l’auspicato terzo pilastro del sistema delle Nazioni Unite. In questo modo contribuirà alla coesistenza pacifica della famiglia umana sulla solida base della dignità e dei diritti umani, della libertà e della giustizia, della solidarietà e dello sviluppo. In questo modo, le aspettative di milioni di vittime di discriminazioni e violazioni quotidiane dei diritti umani più elementari non verranno deluse.

Grazie, Signor Presidente.


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(1) Come afferma la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (1948), “ogni individuo in quanto membro della società, ha diritto alla sicurezza sociale nonché alla realizzazione, attraverso lo sforzo nazionale e la cooperazione internazionale ed in rapporto con l'organizzazione e le risorse di ogni Stato, dei diritti economici, sociali e culturali indispensabili alla sua dignità ed al libero sviluppo della sua personalità” (articolo 22).

[Traduzione del testo originale in inglese a cura di ZENIT]

Mostre/ L'arte religiosa dell'Etiopia a Venezia Giovedí 05.03.2009

Icone antiche, oggetti liturgici, stampe, disegni e manoscritti dell'arte religiosa etiopica, questo ed altro per "Nigra sum sed formosa", la mostra allestita a Cà Foscari Esposizioni, l'impianto creato dall'ateneo veneziano, di quasi 1.000 metri quadrati, affacciati sul Canal Grande, dal 13 marzo al 10 maggio. Il titolo della mostra, presentata oggi a Roma, nei Musei Vaticani, rinvia al celebre versetto del "Cantico dei Cantici", interpretato in relazione alla regina di Saba e scelto per ricordare l'antichità dell'esperienza religiosa biblica e cristiana in terra etiopica. "La cultura etiopica - ha affermato il Cardinale Giovanni Cheli - è ricca anche nel campo dell'arte, specialmente dell'arte cristiana e sono sicuro che coloro che andranno a visitare questa mostra ne saranno molto soddisfatti". "Il messaggio della mostra - ha aggiunto Mons. Silvano Tomasi - è che dall'Africa non vengono soltanto la fame, i conflitti e le guerre etniche ma c'è anche un'antichissima e bellissima tradizione di un esempio di un Cristianesimo totalmente incarnato nell'Africa, totalmente africano e totalmente cristiano". "Quindi - ha spiegato Mons.Tomasi - la bellezza che viene espressa attraverso le icone, i manoscritti illuminati e le croci, che sono un pò il simbolo di ciascuna delle provincie dell'Etiopia che ha voluto sviluppare la sua identità attraverso un modello di croce particolare, sono una testimonianza che ha valore oggi e continua a parlare al mondo di oggi. Un mondo però - ha sottolineato - sconosciuto, di cui si parla poco e di cui si conosce molto poco".


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"La mostra - secondo Mons. Tomasi - dovrebbe essere un pò uno stimolo a entrare in questa fetta del mondo cristiano per conoscere la forma di arte ed espressione che è unica, e da qui cercare di capire anche l'Africa di oggi". La mostra si snoda su un filo narrativo e le sagome che dal ponte di Cà Foscari accompagnano il visitatore sin dentro l'area espositiva sottolineano il ruolo dei personaggi all'interno del percorso. Già dal piano terreno, le suggestioni della civiltà artistica etiopica sono rappresentate da una serie di fotografie, filmati e musiche. Inoltre, le acqueforti di Lino Bianchi Barriviera sulle chiese rupestri fatte erigere dal re Lalibala (XII-XIII secolo), da cui prende nome la città santa costruita sulle montagne del Lasta. Scorci e decorazioni di questi edifici sono proiettati sulle pareti delle sale adiacenti al salone d'ingresso. Nella sala di collegamento al piano superiore, una processione circonda vetrine con croci astili e invita lo spettatore a salire al secondo salone dove lo attende il Mappamondo di Fra Mauro, capolavoro cartografico della Biblioteca Marciana. Questo secondo salone è tutto giocato sul simbolo del libro: codici miniati e rotoli magici, giustapposti alle prime testimonianze dei viaggiatori europei in Etiopia. Quattro sale contigue allineano diverse decine di preziose icone, per la più parte inedite, dal XV al XIX secolo, mentre una si incentra sulla figura di Nikolaus Brancaleon, il pittore veneziano inviato dal doge in Etiopia alla fine del '400, mostrando un'opera attribuita alla sua bottega e i libri di modelli che scaturiscono dal suo arrivo in terra d'Africa.

"Nigra sum sed formosa" è la prima rilevante mostra sull'arte religiosa etiopica che si tiene nel nostro Paese ma si caratterizza anche per il fatto che, accanto alle opere originali, appaiono materiali tipici di un ambito multimediale. Infatti, sono presenti anche immagini fotografiche ad alta definizione proiettate su tutta la parete, video di archivio ed altri realizzati per la circostanza, spezzoni di filmati e di documentari, registrazioni musicali. La mostra ha proprio un'apposita ed articolata colonna sonora, che varia di sezione in sezione, ma sono previste anche guide multimediali orginali, come le spiegazioni, riprese nelle settimane precedenti, di Stanislaw Chojnacki, patriarca degli studi moderni sull'arte etiopica, trasmesse in loop in alcuni punti salienti del percorso espositivo, su schermi ad altezza naturale e ad alta definizione, quasi mettendo a disposizione dei visitatori una guida-ologramma. L'uso della multimedialità consente così di ricostruire un contesto più credibile alla singola opera garantendo una più adeguata conoscenza dell'arte etiope, specie per quanto riguarda manufatti non trasportabili.

I diritti dei rifugiati pregiudicati anche dalla crisi

Mons. Tomasi all'Alto commissariato dell'Onu
IMMIGRAZIONE: MONS.TOMASI A ONU, CRISI NON PREGIUDICHI ASILO (ANSA) - ROMA, 5 MAR - I diritti dei rifugiati non vengono pienamente rispettati in molti Paesi europei, e la situazione rischia di peggiorare con la crisi economica in atto: e' la denuncia fatta dall'osservatore permanente della Santa Sede presso l'ONU di Ginevra, mons. Silvano Tomasi in un intervento al Comitato permanente dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite. Nonostante gli standard e le procedure internazionali fissati dal diritto - ha affermato Tomasi - molti rifugiati non riescono ad ottenere protezione e una equa considerazione delle richieste inoltrate. ''Nel 2008 - ha ricordato l'osservatore - 1502 persone, molte delle quali in fuga da varie persecuzioni, hanno incontrato la morte mentre tentavano di entrare in Europa''. Mons.Tomasi ha poi posto l'accento sulla situazione dei minori soli che richiedono asilo, richieste che, a suo giudizio, meritano particolare attenzione, e ''troppo spesso vengono risolte con un ambiguo sistema di detenzione''.

Mons. Tomasi all’Alto Commissariato ONU per i Rifugiati: la dignità e i diritti dell’uomo vengano prima degli interessi degli Stati

La dignità dell’uomo e i diritti umani priorità delle politiche per i rifugiati e i richiedenti asilo: è quanto ha chiesto alla comunità internazionale mons. Silvano Maria Tomasi, osservatore permanente della Santa Sede presso l’ONU di Ginevra, intervenendo nei giorni scorsi alla 58.ma sessione del Comitato esecutivo del programma dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (ACNUR). “Tra le questioni politiche, le necessità istituzionali, le crisi improvvise e i meccanismi di sicurezza – ha affermato il presule - la priorità dovrebbe essere assegnata alle popolazioni sradicate, in quanto persone con dei diritti nella comunità internazionale”. Solo in questo modo, secondo mons. Tomasi, da una “globalizzazione dei diritti” può scaturire “una globalizzazione della protezione”. Questo cambiamento di prospettiva, che pone al centro i diritti come diretta emanazione della dignità umana, pone la questione dei rifugiati oltre gli interessi dei singoli Stati e vincola i governi e i gruppi sociali a dare una risposta concreta al problema. Oggi – afferma il presule – “la sicurezza degli Stati è considerata più importante della protezione delle persone; le risorse finanziarie sono indirizzate in altre direzioni”. “L’accesso alle procedure di asilo – aggiunge – è diventato sempre più complesso o addirittura impossibile (…), mentre la gente è costretta, più o meno in modo permanente, a vivere nei campi, senza che sia garantito loro il diritto alla libertà di movimento e di accesso al lavoro, una situazione che spesso si converte in malnutrizione cronica”. Mons. Tomasi ha ricordato quindi che il numero dei rifugiati è aumentato a circa dieci milioni di persone, mentre quello degli sfollati interni a ben oltre 24 milioni. “L’opinione pubblica tende ad accettare quasi come normale il fatto che milioni di esseri umani siano così sradicati e condannati a condizioni miserabili e dolorose. – ha concluso il presule – Ma accogliere i rifugiati e dare loro ospitalità è, per ognuno, un gesto vitale di solidarietà, per aiutarli a sentirsi meno isolati dall’intolleranza e dal disinteresse”. (A cura di Roberta Moretti)

DISCORSO DI S.E. MONS. SILVANO M. TOMASI

INTERVENTO DELLA SANTA SEDE
PRESSO L’UFFICIO DELLE NAZIONI UNITE A GINEVRA,
IN OCCASIONE DELLA COMMEMORAZIONE DEL
60° ANNIVERSARIO DELLA DICHIARAZIONE UNIVERSALE
DEI DIRITTI DELL’UOMO

DISCORSO DI S.E. MONS. SILVANO M. TOMASI

Ginevra
Venerdì, 12 dicembre 2008

Signor Presidente,

1. La Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo (1948) è un momento memorabile della storia della coesistenza umana e una grande espressione di una civiltà giuridica universale basata sulla dignità umana e orientata alla pace. La Delegazione della Santa Sede sostiene appieno la decisione del Consiglio dei Diritti dell'Uomo di celebrare in modo speciale il 60° anniversario di questa Dichiarazione. Dopo gli orrori della Seconda Guerra Mondiale, la Dichiarazione ha riaffermato solennemente il valore supremo della dignità umana di ogni persona e di ogni popolo, senza alcuna distinzione basata sul sesso, sulla condizione sociale, sull'appartenenza etnica, sulla cultura o sulle convinzioni politiche, religiose o filosofiche.

Con questo documento, la dignità umana viene infine riconosciuta come il valore essenziale su cui si fonda un ordine internazionale autenticamente pacifico e sostenibile. La Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo proclama: "Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza" (art. 1). La Santa Sede celebra il 60° anniversario della Dichiarazione, in primo luogo, richiamando il grande senso di unità, solidarietà e responsabilità che ha spinto le Nazioni Unite a proclamare i diritti umani universali come risposta a tutte le persone e i popoli oppressi dalla violazione della propria dignità, un compito che ci sfida ancora oggi. In secondo luogo, ha promosso eventi, programmi educativi, iniziative assistenziali nel mondo, in particolare per i bambini, le donne e i gruppi vulnerabili cosicché Dio, come ha affermato Sua Santità Papa Benedetto XVI il 10 dicembre 2008, "ci conceda di edificare un mondo in cui ogni essere umano si senta accettato nella sua piena dignità e in cui i rapporti fra persone e fra popoli si basino sul rispetto, sul dialogo e sulla solidarietà". In terzo luogo, ha evidenziato ancora una volta il fatto che i diritti umani sono a rischio se non sono radicati nel fondamento etico della nostra comune umanità creata da Dio, che ha dato a ognuno i doni dell'intelligenza e della libertà.

2. I diritti umani hanno un ruolo sociale indispensabile. Essi rimangono "la strategia più efficace per eliminare le disuguaglianze tra Paesi e gruppi sociali, come pure per un aumento della sicurezza" [1]. Per la tutela degli individui e della società, la Santa Sede ha riaffermato incessantemente la centralità dei diritti umani e il ruolo dell'Organizzazione delle Nazioni Unite nel sostenere questo patrimonio comune della famiglia umana. La libertà e la creatività dell'uomo hanno elaborato diversi modelli di organizzazione politica ed economica nel contesto di differenti culture ed esperienze storiche.

"Una cosa è affermare un legittimo pluralismo di "forme di libertà, ed altra cosa è negare qualsiasi universalità o intelligibilità alla natura dell'uomo o all'esperienza umana" [2]. Il fondamento dei diritti umani è dunque un sano realismo, vale a dire il riconoscimento di ciò che è reale e iscritto nella persona umana e nella creazione. Quando nella ricerca dei cosiddetti "nuovi" diritti umani si crea un divario fra ciò che è rivendicato e ciò che è vero, si corre il rischio di reinterpretare il vocabolario consolidato dei diritti umani per promuovere meri desideri e misure che, a loro volta, divengono fonte di discriminazione e di ingiustizia e sono il frutto di ideologie egoiste. Quando si parla del diritto alla vita, del rispetto per la famiglia, del matrimonio come unione fra un uomo e una donna, di libertà di religione e di coscienza, dei limiti dell'autorità dello Stato di fronte ai valori e ai diritti fondamentali, non si dice niente di nuovo o di rivoluzionario e si mantengono entrambi la lettera e lo spirito della Dichiarazione, si tutela la coerenza tra la natura delle cose e il bene comune della società.

3. Questo anniversario della Dichiarazione ci spinge anche a riflettere sulla sua attuazione. In un mondo in cui ci sono troppe persone affamate, troppi conflitti violenti, troppe persone perseguitate per il loro credo, resta ancora una lunga strada da percorrere e il dovere di eliminare ogni discriminazione cosicché tutte le persone possano godere della propria dignità intrinseca uguale a quella degli altri. Nel perseguire questo scopo, gli sviluppi generati dalla Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo sono motivo di speranza. La famiglia, "il nucleo naturale e fondamentale della società" (art. 16, 3), può essere la prima "agenzia" di tutela e di promozione della dignità umana e dei diritti fondamentali. Questo è in sintonia con la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo e con la Carta dei Diritti della Famiglia della Santa Sede, di cui, quest'anno, si celebra il 25° anniversario [3]. L'Organizzazione delle Nazioni Unite e le sue Agenzie specializzate, questo Consiglio in particolare, sono chiamate a mettere fedelmente in pratica i principi della Dichiarazione, sostenendo gli Stati nell'adozione di politiche efficaci veramente incentrate sui diritti e sul senso di responsabilità di ognuno. I patti internazionali e gli accordi regionali derivati dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo confluiscono in un organismo di diritto internazionale che funge da necessario riferimento.

4. In conclusione, Signor Presidente, ogni essere umano "ha diritto a un ordine sociale e internazionale, nel quale i diritti e le libertà" enunciati nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo possano essere pienamente realizzati" (art. 28). Ogni essere umano ha diritto a uno sviluppo integrale e il "diritto sacro" di vivere in pace. Con queste premesse i diritti umani non concedono solo privilegi. Sono piuttosto l'espressione e il frutto di ciò che è di più nobile nello spirito umano: dignità, aspirazione alla libertà e alla giustizia, ricerca di ciò che è bene e pratica di solidarietà. Alla luce delle esperienze tragiche del passato e di oggi, la famiglia umana si può riunire intorno a questi valori e principi essenziali, come un dovere verso i più deboli e i più bisognosi e verso le generazioni future.

I diritti dei rifugiati nei Paesi europei

11/03/2009
Dei diritti dei rifugiati nei Paesi europei, spesso disattesi, ha parlato monsignor Silvano Tomasi, osservatore permanente della Santa Sede presso l’Onu a Ginevra, nel suo intervento alla 44esima riunione, nella città elvetica, del Comitato permanente dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite.

Nell’intervento, diffuso dalla Radio Vaticana, mons. Tomasi ha nesso in luce le difficoltà incontrate dai rifugiati per ottenere protezione e presentare domanda di asilo ed ottenere considerazione equa delle richieste inoltrate secondo standard e procedure internazionali. Quindi l’Osservatore permanente presso la santa Sede ha puntato i riflettori sulle differenze nei vari Paesi europei nei procedimenti di asilo, differenze che preoccupano la Santa Sede, che fa sue le stesse preoccupazioni dell’Alto Commissario dell’Onu, Antonio Guterres, nel sottolineare che «ogni Paese, naturalmente, ha diritto di definire la sua politica migratoria, ma le norme internazionali di protezione dei rifugiati devono essere rispettate».

Un appello, ha detto monsignor Tomasi, che merita particolare attenzione data la tragica situazione che ha visto, durante il 2008, 1502 persone, tra le quali presumibilmente un numero significativo in fuga da persecuzione, che hanno incontrato la morte mentre tentavano di entrare in Europa. Da qui la richiesta del rappresentante della Santa Sede che le politiche nazionali e internazionali e i provvedimenti legali abbiano anzitutto «un solido fondamento nei diritti umani, il diritto alla vita in primo luogo».

Questo grave problema non interessa solo l’Europa, ha aggiunto il rappresentante vaticano, notando che simili tendenze ad opporre «barriere fisiche così come burocratiche, legislative e politiche ai richiedenti asilo» si registrano in diversi regioni del mondo, sviluppate e in via di sviluppo. Attenzione particolare merita inoltre il fenomeno crescente di minori soli che richiedono asilo, «perché rivela la disperata situazione in cui versano alcune famiglie e perchè troppo spesso è risolto con un ambiguo sistema di detenzione».

Non è la prima volta che monsignor Tomasi alza la voce per richiamare i governi al rispetto dei diritti umani, già nel Febbraio aveva avuto modo di denunciare che la crisi economica rischia di vedere l’aumento di potere di governi «caratterizzati da una dubbia propensione alla democrazia».

«Tuttavia – ha detto ancora – si ripeteranno errori vecchi e più recenti, se non si intraprenderà un’azione internazionale concertata volta a promuovere e tutelare tutti i diritti umani e se le dirette attività finanziarie ed economiche non verranno poste su una strada etica che possa anteporre le persone, la loro produttività e i loro diritti all’avidità che può scaturire dall’attenzione al solo profitto».

In merito alle origini dell’attuale crisi economica e finanziaria, l’osservatore della Santa Sede presso l’Onu di Ginevra, aveva rilevato che «la crisi é stata causata, in parte, dal comportamento problematico di alcuni attori del sistema finanziario ed economico, inclusi amministratori bancari e quanti avrebbero dovuto essere più diligenti per quanto riguarda i sistemi di monitoraggio e di affidabilità. Quindi sono loro ad avere la responsabilità dei problemi attuali. Tuttavia, le cause della crisi sono più profonde». «La crisi attuale – aveva spiegato in precedenza l’arcivescovo Tomasi – ha dimensioni economiche, giuridiche e culturali. L’attività finanziaria non può ridursi a ottenere facili profitti, ma deve includere anche la promozione del bene comune fra quanti prestano, prendono in prestito e lavorano». «L’assenza di un fondamento etico – ha aggiunto – ha portato la crisi a tutti i Paesi, a basso, medio e alto reddito. Quindi citando Benedetto XVI, mons. Tomasi ha rilevato che «la delegazione della Santa Sede esorta a prestare una rinnovata attenzione alla necessità di un approccio etico alla creazione di collaborazioni positive fra mercati, società civile e Stati».

Vaticano: “Il sistema di protezione e dei diritti umani deve essere al servizio della dignità umana”.

7 dicembre 2007

Intervento del rappresentante Vaticano all’ONU, mons. Silvano Tomasi, al consiglio Oim di Ginevra. La Santa Sede chiede un approccio completo al problema “con la necessità di dare attenzione più al migrante in quanto persona che al suo ruolo economico”.


Davanti a stime che parlano di 200 milioni di persone che vivono e lavorano in Paesi diversi da quello di nascita, è urgente un approccio completo e collaborativo al tema delle migrazioni che coinvolga Stati, istituzioni intergovernative, società civile, comunità di fede e ong come anche rappresentanti delle associazioni dei migranti. È in sintesi quanto ha ribadito mons. Silvano Tomasi, osservatore permanente della Santa Sede presso l’Ufficio delle Nazioni Unite, nella sessione del consiglio dell’Oim (Organizzazione internazionale delle migrazioni), svoltosi il 29 novembre a Ginevra. Nel suo discorso, reso noto ieri dalla Sala Stampa della Santa Sede, mons. Tomasi ha posto l’attenzione su due dimensioni “non adeguatamente affrontate” circa le migrazioni: “l’aumento delle vittime delle migrazioni e la priorità della persona sull’economia”. Secondo l’Osservatore della Santa Sede, infatti, “l’intero sistema di protezione e dei diritti umani è relegato a un ruolo secondario invece di essere al servizio della dignità della persona umana. Servono nuove e creative forme di protezione, prevenzione e di assistenza umanitaria”.
Un approccio completo al problema, che tenga conto di aspetti quali la decisione di emigrare, di quanti immigrati ammettere, delle modalità della loro partecipazione alla vita della società che li ospita, del ruolo del migrante nei processi economici, del loro titolo a godere di protezione e diritti - ha proseguito mons. Tomasi – sembra essere il modo migliore di procedere”. Tuttavia, il rappresentante vaticano ha ravvisato che “la tendenza politica appare chiara ed incline a rispondere alle richieste emotive della pubblica opinione per il controllo e l’integrazione”. A lungo termine “una giusta ed efficace soluzione può arrivare solo da un approccio ampio che coinvolga tutte le componenti politiche”. “Un crescente consenso” si registra intorno a questo tipo di approccio “e sulla necessità di dare più attenzione al migrante in quanto persona che al suo ruolo economico”. Da qui la richiesta della Santa Sede di “fare appello alla volontà politica per ratificare e implementare gli strumenti già sviluppati riguardanti i diritti umani”. In questo ambito, ha concluso mons. Tomasi, “un ruolo importante lo gioca l’istruzione. I migranti, consapevoli dei propri diritti, saranno più tranquilli nell’offrire i loro servizi e talenti alla comunità che li riceve, ben informati saranno più liberi nel costruire un futuro comune”.
(Sir.)