Stemma Episcopale

Stemma Episcopale
Questo e lo Stemma Episcopale del ArciVescovo Mons. Silvano Maria Tomasi, missionario Scalabriniano. Lo stemma ricorda il patrono della congeregazione Scalabriniana voluto dal Beato G.B. Scalabrini, San Carlo Borremeo nel suo stemma ce questa scritta Humilitas.

mercoledì 29 aprile 2009

Mons. Silvano Tomasi al Comitato esecutivo dell'ACNUR: aumentare il livello di sicurezza dei profughi che chiedono asilo, soprattutto in Medio Oriente

L’Alto Commissariato ONU per i rifugiati (ACNUR) proponga alle Nazioni Unite un maggior coordinamento delle politiche riguardanti i flussi migratori, per arginare il dramma delle migliaia di persone che muoiono nel tentativo di ricostruirsi una vita lontano dalle tragedie dei propri Paesi, in particolare i profughi dal Medio Oriente. La sollecitazione è venuta dall’arcivescovo Silvano Tomasi, osservatore permanente della Santa Sede all’ONU di Ginevra, intervenuto nei giorni scorsi durante la riunione del Comitato esecutivo dell’ACNUR. Il servizio di Alessandro De Carolis:


Nel dramma mondiale che riguarda il quotidiano approdo di immigrati in nazioni considerate un mezzo per riapproriarsi di un futuro, altrimenti impossibile nei Paesi di provenienza, c’è un aspetto ricorrente e tragico che passa sovente in secondo piano: quello della morte che moltissimi sfollati trovano nel tentativo di rifarsi una vita. Le questioni giuridiche e il regolamento dei flussi di chi chiede asilo prendono il sopravvento sulla sorte di chi non è riuscito ad attraversare quel lembo di deserto o quel braccio di mare che significava la salvezza. Su questo specifico problema, e sulle possibili soluzioni che l’Alto Commissariato ONU per i rifugiati potrebbe avanzare, ha imperniato il proprio intervento mons. Silvano Tomasi. I rifugiati stimati dall’ACNUR, ha ricordato, sono attualmente 32 milioni ma il fenomeno è in “crescita” e “da diversi anni” è accompagnato da un altro fenomeno: quello - ha osservato il presule - “dei terribili incidenti mortali occorsi nel tentativo di raggiungere un porto sicuro da parte di migliaia di persone costrette da circostanze disperate a cercare una via di scampo al di fuori del proprio Paese”. Tale fenomeno, ha aggiunto mons. Tomasi, “non è solo regionale. È presente nel Mediterraneo per la gente che prova a passare dall'Africa all’Europa; nell'Atlantico per chi attraversa l'Africa occidentale verso le Isole Canarie. Altre persone perdono la vita nel muoversi dall'Africa orientale verso la penisola araba; o dalle isole caraibiche al continente americano; dal Messico attraverso il deserto per approdare negli Stati Uniti; in alcune regioni dell'Asia”.


Mons. Tomasi ha invitato il Comitato esecutivo dell’ACNUR a verificare se vi sia “un vuoto normativo” per la protezione di queste vittime che - ha detto - "incontrano la morte nel tentativo di fuggire da altre forme certe di morte fisica o psicologica”. Dunque, è stata la sua proposta, l’ACNUR “potrebbe porre la questione di un coordinamento delle politiche a livello di Nazioni Unite”, stimolando l’avvio di “uno studio sistematico di come possa essere assicurata la protezione e provvedendo perfino a sviluppare una serie di ingranaggi specifici per garantirla”. Naturalmente, ha proseguito l’osservatore della Santa Sede, questo approccio positivo e preventivo al problema richiederebbe la garanzia di maggior sicurezza nei luoghi di origine del fenomeno, di rispetto dei diritti dell'uomo, di creazione di posti di lavoro e di un ambiente pacifico. Trasformazioni che tuttavia non possono verificarsi - ha rilevato mons. Tomasi – “senza il coinvolgimento della comunità internazionale” che organizzi al meglio i canali di migrazione e promuova al contempo eque politiche commerciali, agricole, finanziarie in rapporto ai Paesi più poveri.


Spostando poi l’attenzione sui rifugiati dell’area mediorientale, mons. Tomasi ha denunciato il “peggioramento” della loro situazione a causa della “pulizia etnica e religiosa" che colpisce le minoranze”. I cristiani in particolare, ha asserito, “devono confrontarsi con una nuova epoca di martirio”. E comunque, i mezzi necessari “per un’adeguata risposta alla sofferenza dei rifugiati iracheni” non sono ancora sufficientemente disponibili. A suggellare l’intervento del presule è stato il richiamo di Benedetto XVI per la Giornata mondiale del rifugiato di quest’anno: “Accogliere favorevolmente i rifugiati e offrire loro ospitalità è un dovere della solidarietà umana”.

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